Ticino · Pubblicato il 11. September
Berna, il dossier «Mengele» dell'Archivio federale è accessibile online
Il Servizio delle attività informative della Confederazione ha pubblicato sul web gli atti sul criminale nazista dopo un ricorso, con termine di protezione ordinario fissato sino alla fine del 2071.

Da giovedì 10 settembre 2026 è possibile per chiunque accedere online al dossier riguardante il criminale nazista Josef Mengele, custodito presso l'Archivio federale svizzero (AFS) a Berna. Lo ha reso noto il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), precisando che alcuni passaggi della documentazione sono stati tuttavia oscurati a tutela delle fonti e dei dati personali di terzi, mentre la versione cartacea integrale non modificata resta conservata negli archivi federali.
Il fascicolo era stato allestito in origine dal servizio di polizia del Ministero pubblico della Confederazione, predecessore del SIC, e nel 2001 è stato consegnato all'Archivio federale. In base al diritto ordinario in materia di archiviazione, la documentazione sottostava a un termine di protezione esteso sino alla «fine del 2071». Fondandosi sulla legge federale sull'archiviazione e sulla legge sulle attività informative, il SIC aveva respinto le richieste di consultazione, l'ultima volta nel «febbraio 2026». Contro tale diniego uno storico ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo federale, portando a chiarimenti che hanno accertato come gli atti rientrassero tra i fondi esaminati dalla Commissione Bergier.
Per la documentazione valutata dalla commissione d'esperti, istituita negli anni Novanta dopo la crisi dei fondi in giacenza nelle banche elvetiche, fa stato infatti un decreto governativo del «7 dicembre 2001», che prescrive l'applicazione di una prassi di consultazione liberale. Dopo aver annunciato a maggio il riesame della pratica, l'«8 settembre» il SIC ha emanato una nuova decisione liberando il dossier con omissis. La scelta di pubblicare gli atti direttamente online sul proprio portale, invece di limitarsi all'esame in loco per i singoli richiedenti, è stata motivata dall'eccezionale interesse pubblico e dal volume di istanze pervenute.

Riguardo agli interventi sul testo, i servizi federali hanno dichiarato di avere «effettuato il minor numero possibile di oscuramenti». I dati celati riguardano informazioni coperte da segreto di fonte e recapiti di collaboratori passati e attuali dell'Amministrazione federale legati all'intelligence, oltre a persone terze i cui diritti della personalità sono stati ritenuti prevalenti. Dagli omissis sono invece escluse le personalità note al pubblico.
I documenti conservati a Berna riflettono le verifiche avviate a suo tempo dalle autorità elvetiche a fronte di indagini e sospetti circa la presenza di Mengele in Svizzera. Se nel 1956 il medico di Auschwitz aveva trascorso una vacanza sciistica a Engelberg, nel 1961 fu la seconda moglie Martha a prendere in affitto un appartamento a Kloten per iscrivere il figlio in una scuola privata, venendo sorvegliata dalla polizia cantonale prima di ricevere l'ordine di lasciare il territorio elvetico. Come ricostruito dallo storico Christoph Mörgeli, le indagini di polizia chiarirono che Mengele non si trovava a Kloten: dal 1960 viveva infatti in clandestinità in Sudamerica, dove morì nel 1979 senza aver mai più fatto ritorno in Europa.
Quelle: Confederazione Svizzera - Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ↗ · Ticinonline / ATS (secondaria) ↗