Ticino · Pubblicato il 28. September
Caso Pagani: l'MPS chiede che il Gran Consiglio valuti il ricorso
I deputati Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi chiedono all'Ufficio presidenziale di esprimersi sulla possibilità di impugnare la decisione del Consiglio della magistratura.

BELLINZONA - Il Gran Consiglio dovrebbe esprimersi sulla possibilità di impugnare la recente sentenza del Consiglio della magistratura (CDM) relativa alla segnalazione nei confronti del Procuratore generale Andrea Pagani. La richiesta formalizzata dai deputati dell’MPS Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi è stata trasmessa tramite raccomandata all’Ufficio presidenziale del parlamentare cantonale.
Nella comunicazione inviata il 27 settembre, i parlamentari ricordano che il 24 settembre i Servizi del Gran Consiglio hanno ricevuto la notifica ufficiale della decisione del CDM sul caso Pagani, scaturita dalla segnalazione avanzata dalla Sottocommissione di vigilanza. La notifica si fonda sull’articolo 85 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (LOG), norma che disciplina la trasmissione delle decisioni ai magistrati e alle autorità cantonali, stabilendo un termine di trenta giorni per un eventuale ricorso alla Commissione di ricorso sulla magistratura.

Il punto centrale sollevato dal Movimento per il Socialismo concerne la legittimazione ad agire del Gran Consiglio. Secondo Pronzini e Sergi, l’organo legislativo non interverrebbe in qualità di denunciante privato, bensì in virtù delle proprie prerogative istituzionali di alta vigilanza sulla magistratura e quale autorità investita del potere di elezione dei magistrati. Gli autori del testo sottolineano che l’articolo 85 della LOG distingue nettamente la posizione del Gran Consiglio da quella del mero denunciante, imponendo la notifica integrale della decisione all’assemblea parlamentare.
Un’interpretazione restrittiva della norma condurrebbe, a detta dei firmatari, a un’anomalia procedurale: unicamente i magistrati colpiti da sanzioni disciplinari disporrebbero della facoltà di ricorrere, mentre rimarrebbero sottratte a qualunque riscontro giurisdizionale le pronunce che decretano l’assenza di addebiti. Tale limitazione non trova riscontro nel testo della legge cantonale e non intacca il principio della separazione dei poteri, trattandosi unicamente di adire un’istanza di controllo giurisdizionale indipendente.
In conclusione, i deputati dell’MPS hanno chiesto all’Ufficio presidenziale di inserire l’esame del ricorso all’ordine del giorno della prossima seduta ordinaria del Gran Consiglio e di predisporre il relativo rapporto informativo, affinché il parlamento cantonale possa deliberare formalmente sull’opportunità di impugnare la sentenza.