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Economia · Ticino · Pubblicato il 24. September

Finanze cantonali, la Camera di commercio lancia l'allarme: «Intervenire adesso»

La Cc-Ti richiama la politica sulla situazione finanziaria del Cantone: sulla base di uno studio di Renato Mondada e Samuele Vorpe, il disavanzo strutturale potrebbe raggiungere i 600 milioni entro il 2029.

Il Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, sede del Governo cantonale ticinese
Il Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, sede del Governo cantonale ticinese · Aliman5040 / Wikimedia Commons, Public Domain

LUGANO - La Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) richiama con fermezza l'attenzione sulla situazione finanziaria cantonale. Sulla base di uno studio curato da Renato Mondada e Samuele Vorpe, l'associazione di categoria mette in guardia dal rischio che entro il 2029 il disavanzo strutturale del Cantone possa raggiungere i 600 milioni di franchi.

Secondo l'analisi della Cc-Ti, il Ticino convive ormai da anni con squilibri strutturali ordinari tra entrate e uscite. Fino a oggi si è fatto affidamento su sopravvenienze fiscali e sugli utili della Banca nazionale svizzera — considerate entrate straordinarie e imprevedibili —, oltre che su misure temporanee o di natura contabile che non hanno risolto il problema alla radice.

Il quadro dettagliato è quello presentato lo scorso 4 maggio durante una giornata di studio dedicata alla fiscalità e alla finanza pubblica. Le stime indicano un disavanzo strutturale ordinario di 200 milioni di franchi all'anno, a cui entro il 2029 rischiano di sommarsi nuovi oneri per 350-400 milioni annui derivanti da decisioni già adottate dal popolo o dagli organi politici competenti. La Cc-Ti sottolinea il carattere ricorrente dello squilibrio: «Un disavanzo strutturale non è una buca da riempire una volta: si ripresenta ogni dodici mesi». Seguendo questo calcolo, il deficit cumulato ammonterebbe a 1,2 miliardi in due anni, a 1,8 miliardi in tre anni e toccherebbe i 2,4 miliardi nell'arco di un'intera legislatura.

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Infografica ti-web.ch

Per la Camera di commercio l'aspetto più preoccupante è l'assenza di una strategia organica per affrontare la situazione. L'associazione chiede di definire una visione complessiva sulle prestazioni cantonali e sulla loro sostenibilità nel tempo, individuando nella discussione di ottobre su preventivo e piano finanziario il momento decisivo. «Chi agisce in anticipo può calibrare, distribuire, negoziare. Chi agisce sotto emergenza subisce decisioni drastiche, disordinate e dolorose, imposte dall'urgenza anziché dal merito», si legge nel comunicato.

La Cc-Ti evidenzia come prima di assumere nuove spese o investimenti autorita e cittadini debbano conoscere con precisione il quadro finanziario: «Votare senza conoscere il conto non è democrazia: è sonnambulismo istituzionale». La questione, conclude la Camera di commercio, riguarda la futura capacità del Cantone di finanziare le proprie prestazioni e investire senza compromettere il margine di manovra delle prossime generazioni: «Il momento per affrontare tutto questo non sarà quando il disavanzo toccherà i 600 milioni. È adesso».

Quelle: Camera di commercio ticinese (Cc-Ti)

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