Svizzera · Cultura · Pubblicato il 16. September
L'esperto sull'IA: «Moriremo tutti, ma non a causa sua»
Marcel Salathé, epidemiologo e professore all'EPFL di Losanna, smonta i timori apocalittici sull'intelligenza artificiale e accusa le grandi aziende di alimentare gli allarmi per tutelare i propri interessi.

«Moriremo tutti, ma non a causa dell'intelligenza artificiale (IA): al contrario, grazie all'IA vivremo più a lungo». Lo sostiene Marcel Salathé, epidemiologo, professore al Politecnico federale di Losanna (EPFL) e co-direttore dell'AI Center di Losanna, in un'intervista rilasciata al Tages-Anzeiger. Salathé respinge con decisione i catastrofismi legati al futuro dell'IA e sottolinea i rilevanti benefici attesi in campo medico, compreso lo sviluppo di nuovi farmaci antivirali e antibiotici.
L'esperto accusa apertamente i vertici dei colossi tecnologici americani di alimentare ingiustificatamente scenari apocalittici sull'estinzione umana. Secondo Salathé, dichiarazioni come quelle del ricercatore Evan Hubinger — che ha ipotizzato una probabilità del 10% di estinzione dell'umanità entro dieci anni — rappresentano numeri privi di alcuna evidenza scientifica. L'obiettivo di tali allarmi sarebbe quello di spingere verso barriere regolatorie destinate a frenare la concorrenza emergente, proteggendo al contempo gli ingenti investimenti finanziari effettuati dalle Big Tech.

Nel corso dell'intervista Salathé critica le posizioni espresse da figure di primo piano come Sam Altman, Dario Amodei ed Elon Musk, che richiedono freni e regole sullo sviluppo della tecnologia continuando parallelamente a produrla. L'accademico dell'EPFL affronta inoltre la pressione competitiva esercitata sui gruppi statunitensi dalle soluzioni cinesi a basso costo e ad alte prestazioni, evidenziando come i rischi esistenziali evocati servano anche a giustificare ritardi commerciali o societari di fronte agli investitori.
Pur smentendo gli allarmi apocalittici, Salathé richiama l'attenzione sui rischi reali legati alla tecnologia, tra cui l'uso geopolitico da parte di regimi autoritari e l'impatto sul mercato del lavoro. Infine, l'epidemiologo sollecita la Svizzera e l'Europa ad abbandonare un atteggiamento passivo, investendo con decisione nello sviluppo autonomo delle tecnologie di intelligenza artificiale a scopi difensivi e strategici.