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Svizzera · Economia · Pubblicato il 16. September

Quasi 750'000 persone sotto la soglia di povertà in Svizzera

I Centri sociali protestanti chiedono di rivalutare le prestazioni sociali e di armonizzare i minimi vitali cantonali per garantire condizioni di vita dignitose.

Un centro di assistenza sociale in Svizzera (immagine generata a scopo illustrativo).
Un centro di assistenza sociale in Svizzera (immagine generata a scopo illustrativo). · Immagine generata a scopo illustrativo / ti-web.ch

In Svizzera la povertà fatica ad arretrare. Nel 2024, l'8,4% della popolazione, ossia circa 743'000 persone, viveva al di sotto della soglia di povertà e il doppio era esposto al rischio di precarietà. I Centri sociali protestanti (CSP) ritengono insufficienti le risposte istituzionali attuali.

Riuniti a Losanna per lanciare la loro campagna annuale, i CSP di Berna-Giura, Ginevra, Neuchâtel e Vaud hanno messo in luce le differenze tra le statistiche ufficiali e la realtà del terreno. Hanno formulato tre priorità per proteggere, armonizzare e misurare meglio i minimi vitali nel Paese.

Secondo il monitoraggio nazionale della povertà pubblicato dalla Confederazione, il tasso di povertà si è stabilizzato attorno all'8% dal 2017. Senza l'apporto delle prestazioni sociali, il tasso di povertà assoluta avrebbe raggiunto il 16,4% della popolazione, toccando quasi 1,5 milioni di persone. Inoltre, il 4,3% delle persone occupate vive al di sotto della soglia di povertà, pari a circa 175'000 lavoratori e lavoratrici («working poor»).

Infografica: Quasi 750'000 persone sotto la soglia di povertà in Svizzera
Infografica ti-web.ch

«La precarietà va oltre le statistiche ufficiali», ha sottolineato Bastienne Joerchel, presidente dei CSP e direttrice della sezione vodese, evidenziando come una fascia consistente della popolazione viva appena al di sopra della soglia e sia vulnerabile ad ogni imprevisto economico.

Dal terreno emergono segnali precisi come l'aumento del ricorso all'aiuto alimentare e le richieste di sostegno finanziario straordinario. Caroline Regamey, responsabile della politica sociale del CSP Vaud, ha ricordato che in Svizzera non esiste un unico minimo vitale, ma quadri giuridici e tabelle differenti a seconda delle prestazioni (AVS/AI, aiuto sociale, esecuzioni o assistenza d'emergenza) e dei singoli Cantoni.

I Centri sociali protestanti chiedono pertanto un dibattito nazionale sulla coerenza del sistema di protezione sociale e un intervento urgente per rivalutare le prestazioni minime e garantire a tutti condizioni di vita dignitose.

Quelle: tio.ch / Ats / CSP (secondaria)

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