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Ticino · Economia · Pubblicato il 18. September

Verzasca, l'allarme dei contadini: «Costretti ad abbandonare l'alpeggio per la presenza del lupo»

A Brione Verzasca la coppia di agricoltori Pascal e Danièle Favre ha dovuto riportare a valle le capre nere dall'Alpe Tenc di Dentro con un mese di anticipo, perdendo la produzione di latte e formaggio.

Foto d'archivio di un alpeggio in Val Verzasca (Alpe Fümegna).
Foto d'archivio di un alpeggio in Val Verzasca (Alpe Fümegna). · Claudio Vosti, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

L'incombente presenza del lupo torna a creare forte apprensione negli alpeggi della Svizzera italiana. A Brione Verzasca, due agricoltori locali, Pascal e Danièle Favre, sono stati costretti a far rientrare anticipatamente la propria gregge di capre nere dalla montagna verso la stalla invernale situata in Val d'Osola, interrompendo la stagione di pascolo alpino con diverse settimane di anticipo.

▶ Il servizio video di ti-web.ch

La decisione ha interessato in particolare l'Alpe Tenc di Dentro, situata a 1'570 metri di altitudine. Come spiegato dagli stessi allevatori al portale tio.ch, la scelta è maturata dopo che il predatore aveva già colpito nella medesima zona sbranando alcune pecore. Per evitare attacchi e perdite al proprio bestiame, la coppia ha preferito non correre ulteriori rischi e rinunciare al mese finale di permanenza in quota.

Infografica: Verzasca, l'allarme dei contadini: «Costretti ad abbandonare l'alpeggio per la presenza del lupo»
Infografica ti-web.ch

Nel contesto della Val Verzasca, l'impiego dei cani da protezione non rappresenta una soluzione praticabile. A differenza di altri territori o alpeggi pianeggianti, la conformazione impervia dei pendii verzaschesi e l'attitudine delle capre nere a sparpagliarsi su ampie superfici rendono inefficaci i mastini di difesa. Da metà agosto le capre sono quindi rientrate a valle, consumando anticipatamente il fieno immagazzinato per i mesi invernali.

Il rientro forzato comporta un impatto economico diretto sull'azienda agricola, attiva dagli anni '80: la perdita di un mese intero di produzione di latte e formaggio, unita alle incognite sull'approvvigionamento per la stagione fredda. Gli allevatori sottolineano la frustrazione per una situazione che mette a rischio non solo la continuità della loro attività e il ricambio generazionale, ma anche la tutela di una razza autoctona tradizionale del territorio alpino ticinese.

Quelle: tio.ch (secondaria)

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