Ticino · Pubblicato il 19 septembre
Capanna Soveltra, il Tribunale federale proscioglie Arturo Rothen: «Nove anni di sofferenza»
I giudici di Mon Repos hanno confermato in via definitiva il proscioglimento del presidente della SAV dall'accusa di incendio colposo per il rogo del 2017 in Val Prato.

A distanza di nove anni dai fatti, la vicenda giudiziaria legata al rogo della Capanna Soveltra giunge alla sua conclusione definitiva. Ad agosto, il Tribunale federale ha prosciolto in via irrevocabile Arturo Rothen, presidente della Società alpinistica valmaggese (SAV), dall'accusa di incendio colposo. La decisione dei giudici di Mon Repos mette la parola fine a un lungo iter giudiziario che Rothen ha definito come «una persecuzione che ha provocato nove anni di sofferenza».
Il tragico incendio risale all'ottobre del 2017, quando le fiamme distrussero completamente la struttura alpina situata in Val Prato, nella frazione di Prato-Sornico (comune di Lavizzara). In prima istanza, nel 2021, la Pretura penale aveva condannato Rothen per incendio colposo. Tuttavia, la Corte di appello e revisione penale (CARP) aveva successivamente ribaltato il giudizio, accogliendo il ricorso della difesa e scagionando il presidente dell'associazione alpina.

Contro il proscioglimento pronunciato dalla CARP, il procuratore pubblico Moreno Capella aveva inoltrato ricorso al Tribunale federale. Con la recente pronuncia dell'alta corte federale, la decisione d'appello è stata confermata a tutti gli effetti, sancendo l'assoluzione definitiva e l'assenza di responsabilità penali a carico di Rothen nell'origine del rogo.
Nel corso degli anni, la SAV ha continuato a lavorare per garantire la continuità della presenza alpinistica nella zona. Il proscioglimento definitivo consente ora di chiudere la parentesi giudiziaria e concentrare le energie sulle attività della società alpina e sui progetti relativi alla capanna in Valmaggina.
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