Economia · Svizzera · Pubblicato il 12 septembre
Dove arrivano i richiedenti, gli affitti scendono
Un nuovo studio condotto dalle università di Losanna e Lugano evidenzia che la presenza di centri per richiedenti l'asilo incida sui prezzi delle abitazioni circostanti, con una flessione più marcata vicino a strutture con alta presenza di ospiti dall'Africa subsahariana.

LUGANO - Un centro per richiedenti l'asilo può avere un legame diretto sul mercato immobiliare. In Svizzera, secondo un nuovo studio condotto dalle università di Losanna e Lugano, gli affitti vicino alle strutture ospitanti scendono in media del 3,8%.
L'analisi riguarda il periodo tra il 2004 e il 2014 e utilizza 154'573 annunci di affitto vicino a 91 centri con minimo 30 posti letto e rimasti aperti per almeno quattro anni. Il risultato principale evidenzia che, quando un centro è attivo, gli affitti degli immobili situati entro circa 700 metri risultano in media inferiori del 3,8% rispetto a quelli degli immobili più distanti utilizzati come gruppo di controllo, confrontando l'andamento prima e dopo l'apertura. Una diminuzione che emerge già nei primi tre mesi dopo l'apertura e persiste per almeno due anni. Alla chiusura dei centri, gli affitti nelle vicinanze mostrano invece una ripresa.

Lo studio ha inoltre cercato di stabilire se la variazione degli affitti fosse associata alle caratteristiche degli ospiti delle strutture. Incrociando i dati del mercato immobiliare con informazioni non pubbliche della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), i ricercatori hanno preso in considerazione la composizione etnica, l'appartenenza religiosa e la propensione statistica alla criminalità delle diverse nazionalità.
L'effetto varia quindi in base alla composizione dei centri. Dove la quota di richiedenti asilo provenienti dall'Africa subsahariana è inferiore alla mediana, l'apertura è associata a una riduzione degli affitti del 3%. Nei centri con una quota superiore, il calo raggiunge il 4,2%. Gli autori non trovano invece differenze statisticamente significative riconducibili alla religione dichiarata, alla distanza genetica o alla propensione alla criminalità stimata sulla base della nazionalità.
Secondo Marius Brülhart, professore di economia all'Università di Losanna e coautore dello studio, una parte considerevole della reazione dei prezzi può essere legata a pregiudizi razziali. Gli autori traducono infine il calo medio del 3,8% in una disponibilità a pagare stimata di 851 franchi svizzeri all'anno per unità abitativa per evitare l'apertura di un centro nelle vicinanze, pari a circa lo 0,7% del reddito familiare lordo medio.