Svizzera · Pubblicato il 26 septembre
F-35, Bregy difende Amherd: «Sbagliato parlare di uno scandalo»
Il presidente del Centro respinge l'ipotesi di una commissione parlamentare d'inchiesta sull'acquisto dei caccia e difende l'operato dell'ex consigliera federale Viola Amherd.

Il presidente del Centro, Philipp Matthias Bregy, respinge con fermezza la definizione di «scandalo» in merito al dossier sull'acquisto dei caccia F-35 e chiude la porta alla creazione di una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI). In un'intervista rilasciata a Le Temps e ripresa dalle agenzie nazionali, il consigliere nazionale vallesano ha sottolineato come la decisione di acquistare i velivoli statunitensi sia stata assunta dall'intero Consiglio federale.
Pur ammettendo che il ritardo con cui Viola Amherd ha informato il governo sulla mancanza di un prezzo fisso possa essere considerato un errore procedurale, Bregy ritiene che il punto centrale rimanga la valutazione dei costi. All'epoca delle trattative, sia l'ambasciatore degli Stati Uniti in Svizzera sia uno studio legale incaricato dell'esame della documentazione avevano confermato la presenza di un prezzo fisso. Per il presidente del Centro, era del tutto legittimo che l'esecutivo si fidasse delle garanzie fornite dagli esperti e dalle rappresentanze diplomatiche.
In merito alle conclusioni critiche pubblicate dalla Commissione della gestione del Consiglio nazionale, Bregy ha evidenziato che il rapporto non contiene elementi inediti e non accerta alcuna volontà di dissimulazione o falsità. Secondo il parlamentare 48enne, l'avvio di una CPI non avrebbe alcun valore aggiunto e rischierebbe soltanto di rallentare l'attuazione delle misure correttive già pianificate.
Bregy ha infine espresso il proprio sostegno al consigliere federale Martin Pfister, elogiando la nuova strategia della Difesa focalizzata sul rafforzamento delle capacità militari essenziali alla luce del complesso scenario geopolitico internazionale.