Economia · Svizzera · Ticino · Pubblicato il 17 septembre
«Lex UBS», al Consiglio degli Stati slitta la decisione sui fondi propri
Oltre tre ore di dibattito alla Camera alta non sono bastate per trovare un'intesa sul capitale delle banche sistemiche. La decisione è rinviata a mercoledì prossimo.

Non sono bastate oltre tre ore di dibattito alla Camera alta per concludere l'esame del progetto governativo volto a rafforzare i requisiti di capitale per le banche sistemiche in caso di crisi, la cosiddetta «Lex UBS». La decisione del Consiglio degli Stati è slittata a mercoledì prossimo, quando si terrà la presa di posizione della ministra delle finanze Karin Keller-Sutter.
Al centro della discussione vi è la regola sul capitale proprio destinato a coprire le filiali estere degli istituti finanziari di rilevanza sistemica. Per evitare il ripetersi di una crisi analoga a quella del Credit Suisse nel 2023, il Consiglio federale intende imporre una copertura al 100% con capitale proprio, misura che comporterebbe per UBS un costo stimato in 20 miliardi di franchi.
La commissione preparatoria ha invece proposto una soluzione di compromesso che prevede una copertura del 50% con capitale di base di prima classe (CET1) e per il restante 50% con obbligazioni Additional Tier 1 (AT1). Questa variante richiederebbe a UBS l'apporto di 13 miliardi di franchi di capitale AT1 aggiuntivo, rispetto all'attuale assetto regolamentare che impone il 45% di capitale di base e il 17% in titoli AT1.

Durante la discussione in aula si sono delineate posizioni fortemente contrastanti. Da una parte, diversi parlamentari hanno sostenuto la proposta della commissione definendola un «inasprimento equilibrato, un tipico compromesso elvetico». In questa direzione si è espresso anche il senatore ticinese del Centro Fabio Regazzi, evidenziando la necessità di preservare la competitività della piazza finanziaria ed evitare costi scaricati su imprese e famiglie, oltre a ricordare che il settore finanziario e assicurativo genera il 7% del PIL ticinese e oltre il 10% delle imposte versate al Cantone.
Sul versante opposto, una minoranza ha caldeggiato una linea più rigida: alcuni esponenti hanno chiesto di portare al 90% la quota di capitale di base sottolineando che «la popolazione si aspetta che traiamo insegnamenti dalla crisi del CS», mentre parlamentari di sinistra hanno difeso il progetto integrale del Consiglio federale, ricordando che la Confederazione ha dovuto ricorrere alla legislazione d'emergenza e invitando il Parlamento a «mostrare autorità».
Source: laRegione (secondaria) ↗ · Corriere del Ticino (secondaria) ↗