Svizzera · Pubblicato il 17 septembre
Pedocriminalità online, il Consiglio nazionale chiede al Governo misure concrete
La Camera del popolo ha approvato con 136 voti favorevoli la mozione di Christine Bulliard-Marbach: le segnalazioni di materiale illecito in Svizzera hanno raggiunto quota 15’736, più che raddoppiate in cinque anni.

BERNA — Il Consiglio federale dovrà elaborare e adottare misure concrete per contrastare efficacemente la pedocriminalità e le molestie sessuali nel mondo digitale. È quanto stabilisce una mozione presentata dalla consigliera nazionale friburghese Christine Bulliard-Marbach (Il Centro), approvata oggi dal Consiglio nazionale con 136 voti favorevoli, 55 contrari e 4 astensioni.
Il fenomeno registra un'escalation preoccupante in tutto il Paese. Come ricordato dall'autrice dell'atto parlamentare, in Svizzera le segnalazioni relative a materiale pedopornografico online hanno raggiunto la cifra record di 15’736 casi, un dato che risulta più che raddoppiato rispetto al 2021. Tra i giovani e gli adolescenti, inoltre, l'esposizione a molestie sessuali e ad escussioni digitali è ormai diventata un rischio quotidiano.

La mozione chiede all'Esecutivo federale di intervenire su quattro pilastri strategici: la prevenzione capillare, l'individuazione precoce dei reati, l'inasprimento del perseguimento penale e l'adeguamento della legislazione. Il testo sollecita una stretta collaborazione con i Cantoni, i centri di consulenza e di protezione dell'infanzia, le forze dell'ordine e gli operatori del settore delle telecomunicazioni.
Tra i dispositivi proposti figura la creazione di un organo nazionale di coordinamento unico, affiancato da un gruppo di lavoro interdipartimentale specificamente dedicato alle minacce digitali ai danni dei minori. Il Consiglio federale ha espresso parere favorevole alla mozione, confermando come un coordinamento strategico unitario consenta di ottimizzare le risorse ed eliminare eventuali lacune normative.
La contrarietà in aula è giunta dal gruppo UDC. Il deputato argoviese Andreas Glarner ha motivato il voto contrario di 55 parlamentari sostenendo che l'istituzione di un nuovo organismo nazionale rischierebbe di appesantire la burocrazia federale con inutili sovrapposizioni amministrative. Il dossier passa ora all'esame del Consiglio degli Stati.