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Ticino · Cultura · Pubblicato il 13 septembre

Shirin Ebadi a Lugano: «Il regime iraniano è debole, le donne continuano a sfidarlo»

A margine del Lugano International Festival Endorfine, l'avvocata e Premio Nobel per la pace 2003 Shirin Ebadi traccia un quadro della situazione in Iran tra guerra, inflazione e lotta per i diritti.

Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003 (foto d'archivio).
Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003 (foto d'archivio). · Bengt Oberger / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

In occasione del Lugano International Festival Endorfine, svoltosi al Palazzo dei Congressi di Lugano, l'attivista e avvocata iraniana Shirin Ebadi, 79 anni e Premio Nobel per la pace nel 2003, è stata insignita del Premio Marco Borradori. A margine dell'evento, Ebadi ha espresso una dura analisi sulla situazione politica e sociale in Iran, sottolineando come la popolazione stia soffrendo le conseguenze del conflitto e dell'instabilità economica.

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«Oltre a tutti i problemi causati dalla guerra, come la distruzione e i bombardamenti, il problema veramente grave in questo momento è l'inflazione e la situazione economica», ha spiegato Ebadi. L'attivista ha descritto gli iraniani come «tra le lame di una forbice, schiacciati da una parte e dall'altra», ossia oppressi dall'inflazione e dal regime autoritario interno.

Riguardo al consenso del regime a seguito della scomparsa dell'ayatollah Ali Khamenei, l'avvocata ha rilevato che «i Pasdaran hanno preso di fatto il potere in mano». Ebadi ha evidenziato che la legittimità delle istituzioni scaturisce dal legame con la popolazione e che attualmente «il consenso è minimo».

Nonostante le pressioni e i rischi, la protesta femminile nel Paese prosegue senza sosta. «Basterebbe andare per le strade in Iran e vedere che le donne continuano a non portare il velo, nonostante rischino l'arresto, le multe e altre conseguenze. Hanno deciso di non rispettare più questa legge», ha affermato il Premio Nobel per la pace.

Interpellata sulle prospettive di una transizione democratica, Ebadi ha ribadito la propria fiducia nei metodi pacifici, ricordando che «il popolo iraniano non possiede armi e fino ad oggi ha dimostrato di credere nella lotta non violenta», ragione per cui ritiene ridotto il rischio di un conflitto civile.

Source: Ticinonline (tio.ch) (secondaria) · Lugano International Festival Endorfine