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Svizzera · Ticino · Pubblicato il 15 octobre

Tsunami nei laghi, lo studio di Berna sul peso dell’erosione

Una ricerca sull’Iseo collega uso del suolo e instabilità dei delta; Maggiore e Lugano figurano già negli studi svizzeri sul fenomeno.

Il lago d’Iseo in una foto d’archivio.
Il lago d’Iseo in una foto d’archivio. · DawidTkocz / Archivio, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Le trasformazioni del territorio possono accrescere per secoli il pericolo di tsunami nei laghi. Lo indica uno studio sul lago d’Iseo pubblicato su Nature Communications, guidato dall’Université Savoie Mont Blanc con la partecipazione dell’Università di Berna.

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Agricoltura, allevamento, disboscamento e insediamenti accelerano l’erosione. I fiumi trasportano più sedimenti ai delta, dove i depositi appesantiscono i pendii sommersi e possono renderli instabili. Un terremoto può farli cedere: lo spostamento improvviso di acqua genera onde dirette verso le rive.

Combinando sedimenti, testimonianze storiche e simulazioni, gli autori ricostruiscono due tsunami innescati da terremoti sull’Iseo nel 1117 e nel 1222. L’abstract dello studio riporta risalite massime simulate dell’acqua sulle rive di circa 50 metri e circa 13 metri, rispettivamente. Si tratta di ricostruzioni di eventi medievali riferite a quel bacino.

Infografica: Tsunami nei laghi, lo studio di Berna sul peso dell’erosione
Infografica ti-web.ch

Per il Ticino esiste un contesto scientifico preciso: una ricerca pubblicata nel 2020 su Frontiers in Earth Science comprende i laghi Maggiore e di Lugano tra i 28 bacini svizzeri esaminati. Il lavoro confronta il loro potenziale relativo di generare tsunami da frane emerse o subacquee, sulla base di caratteristiche topografiche, dei fondali e sismologiche.

Gli autori di quella classificazione precisano che il metodo offre un quadro generale per orientare ulteriori indagini e non permette di stimare le altezze delle onde. I valori ricostruiti per l’Iseo non sono quindi una previsione per il Maggiore o il Ceresio: una valutazione completa richiede dati geologici specifici del luogo.

La prospettiva indicata dai ricercatori è includere nelle analisi dei pericoli anche l’uso del suolo, l’accumulo di sedimenti e la stabilità dei delta, oltre ai terremoti. Secondo l’Università di Berna, questo aiuta a pianificare gli insediamenti sulle rive e a proteggerne la popolazione.

Source: Nature Communications — Zafar, Sabatier e altri ↗ · Università di Berna ↗ · Frontiers in Earth Science — Strupler e altri (2020) ↗