Economia · Ticino · Pubblicato il 24. Oktober
Frontalieri in Svizzera, il 55,6% si sente pagato meno
La ricerca CISL-OCST raccoglie 1.542 risposte: il confronto con i residenti esprime la percezione degli intervistati, mentre il 73% si dice soddisfatto dello stipendio.

Il 55,6% dei frontalieri intervistati ritiene di guadagnare meno di un residente in Svizzera con le stesse mansioni. Il dato è riportato dalla CISL dei Laghi nella nota sulla ricerca dedicata al lavoro oltreconfine, promossa anche dal sindacato ticinese OCST: descrive il giudizio espresso dai partecipanti sul confronto salariale.
Il questionario online ha raccolto nel maggio 2026 le risposte di 1.542 lavoratrici e lavoratori. Lo studio coinvolge CISL dei Laghi, CISL Sondrio e CISL Piemonte Orientale, con il coordinamento scientifico di BiblioLavoro. Fra chi dichiara di non avere un contratto collettivo, la quota che si sente pagata meno dei residenti sale al 63,4%.
La soddisfazione per la paga convive con una valutazione più critica del potere d’acquisto: il 73% si dice soddisfatto dello stipendio, mentre il 48,4% ritiene che negli ultimi anni la propria capacità di spesa sia diminuita.

Anche gli spostamenti entrano nel quadro. Il 31,7% passa più di un’ora e mezza al giorno nel tragitto casa-lavoro e il 73,2% usa soprattutto l’auto privata. Soltanto il 37,4% lavora in aziende che consentono il telelavoro ai frontalieri.
Le proposte sindacali raccolte nel volume comprendono l’estensione della contrattazione collettiva in Svizzera, la protezione dei salari dall’inflazione e una soglia fiscale più alta per il telelavoro. Sono richieste delle organizzazioni promotrici, che intendono tradurre le risposte dei lavoratori in misure di tutela.