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Ticino · Svizzera · Pubblicato il 19. September

Sondaggi e votazioni, l'«effetto Titanic»: l'idea che un'iniziativa fallirà ne riduce il consenso

Uno studio condotto dal politologo Oliver Strijbis della Franklin University su oltre 4'000 cittadini rivela che la previsione di una sconfitta frena il sostegno agli oggetti in votazione.

Il campus della Franklin University Switzerland a Sorengo (foto d'archivio 2007)
Il campus della Franklin University Switzerland a Sorengo (foto d'archivio 2007) · Galeotto1974 / Wikimedia Commons, Public Domain

I sondaggi sulle votazioni popolari in Svizzera possono influenzare le scelte degli elettori. Quando gli aventi diritto di voto prevedono il fallimento di una proposta, tendono a ritirare il proprio sostegno e a schierarsi contro di essa. È il fenomeno ribattezzato «effetto Titanic» da Oliver Strijbis, politologo della Franklin University Switzerland di Sorengo, all'esito di una ricerca scientifica pubblicata sulla rivista «Electoral Studies» e resa nota dall'agenzia Keystone-SDA.

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Per analizzare le dinamiche del consenso, lo studio ha preso in esame tre esperimenti di sondaggio condotti su altrettante iniziative popolari elvetiche: l'Iniziativa per la responsabilità ambientale, l'Iniziativa sui fuochi d'artificio e l'Iniziativa per la riduzione del canone. Ai partecipanti, una popolazione complessiva di oltre 4'000 aventi diritto di voto, sono state fornite informazioni differenti sulle probabilità di successo delle proposte. Quando veniva comunicata la probabile bocciatura dell'oggetto, il favore dei votanti calava in modo statisticamente evidente.

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Lo studio ha inoltre evidenziato deboli indizi del fenomeno opposto, il cosiddetto «effetto bandwagon», ossia l'incremento di consensi guidato dall'aspettativa di una vittoria. Al contrario, la ricerca non ha riscontrato alcuna prova del presunto «effetto underdog», l'ipotesi secondo cui una proposta debole attirerebbe voti di simpatia proprio a causa delle sue scarse prospettive. Strijbis chiarisce comunque che non si tratta di una manipolazione dei dati: «Sarebbe manipolazione se un sondaggio venisse falsificato affinché si ottenga un certo risultato», precisa l'esperto a Keystone-SDA, ribadendo la necessità di garantire massima trasparenza sull'ente commissionante e sull'istituto di rilevazione.

Secondo il politologo di Sorengo, il problema principale nel contesto elvetico risiede piuttosto nel numero ridotto di sondaggi condotti prima del voto, condizione che impedisce di bilanciare ed eliminare eventuali distorsioni o errori statistici. Dai risultati emerge infine un'indicazione pratica per i comitati promotori le cui iniziative partono in svantaggio: l'esortazione a mobilitarsi puntando sulla sconfitta imminente si rivela spesso controproducente, poiché rischia di amplificare ulteriormente l'«effetto Titanic» anziché frenarlo.

Quelle: Franklin University Switzerland / Keystone-SDA

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