Ticino · Pubblicato il 24. September · Aggiornato alle 21:00
Syndicom sulle «querele bavaglio»: «Libertà di stampa sotto pressione»
Il sindacato dei media denuncia le cause abusive contro giornalisti, testate e ONG, cita i casi Hospita e Le Courrier/Gandur e chiede tutele per il giornalismo investigativo.

Il sindacato syndicom ribadisce il proprio impegno contro le azioni legali intimidatorie che, sostiene, minacciano la libertà di espressione e di stampa in Svizzera. In una presa di posizione pubblicata il 24 settembre 2026 il sindacato parla delle cause SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), note anche come «querele bavaglio», un fenomeno che definisce «sempre più preoccupante».
Secondo syndicom, attori economicamente forti avviano procedimenti giudiziari abusivi contro giornalisti, testate e ONG con l'obiettivo di ostacolare inchieste su temi di interesse pubblico, generare autocensura e mettere sotto pressione finanziaria chi svolge un ruolo essenziale per la democrazia. È la valutazione del sindacato: nel comunicato non sono indicati numeri o elenchi di cause.
L'intervento di syndicom si articola in tre punti. Il primo è il supporto legale: consulenza giuridica agli iscritti coinvolti in azioni SLAPP e invito a rendere pubblica la causa, «così da rompere il meccanismo dell'intimidazione». Il secondo è l'impegno politico, come parte dell'Alleanza svizzera contro le querele SLAPP, che lavora per promuovere strumenti normativi capaci di prevenire questi abusi. Il terzo è la denuncia pubblica dell'impatto delle SLAPP sul giornalismo investigativo, in occasioni come la Giornata mondiale della libertà di stampa, con richieste di interventi alle istituzioni e all'Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM).
Il sindacato ricorda il caso Hospita, nel quale ha stigmatizzato l'aumento delle querele contro attività giornalistiche, che rischiano di produrre un effetto dissuasivo sul giornalismo investigativo, invitando i querelanti a ritirare le denunce. Nel comunicato del 29 gennaio 2026 su quella vicenda, che riguarda querele penali e azioni civili contro alcuni giornalisti e alcune testate, syndicom sosteneva che le contestazioni sul lavoro dei media vadano affrontate con il confronto pubblico, il diritto di replica e gli strumenti deontologici, «non prioritariamente nelle aule penali».
Nel caso «Le Courrier/Gandur» syndicom ha invece salutato con favore la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha ribaltato la sentenza del Tribunale federale e riconosciuto la legittimità dell'operato del quotidiano svizzero in una vicenda legata alla lesione dei diritti della personalità di un uomo d'affari.
syndicom afferma di offrire sostegno ai professionisti coinvolti e di seguire con attenzione gli sviluppi delle recenti, numerose querele nei confronti dei media e dei giornalisti ticinesi, impegnandosi a proteggere chi informa, indaga e racconta la realtà perché la libertà di stampa è, scrive, «un pilastro irrinunciabile della democrazia».
Nota della redazione: una versione precedente di questo articolo indicava Lugano come luogo, parlava di un aumento delle querele «in Ticino» e attribuiva alla presa di posizione del 24 settembre alcune formule tratte in realtà dal comunicato di gennaio sul caso Hospita. Il testo è stato corretto sui documenti originali di syndicom.