Svizzera · Economia · Pubblicato il 11 September
AVS 2030, la riforma previdenziale che divide partiti ed economia
Il Consiglio federale punta a nuove entrate e a un aumento graduale dell'età di pensionamento, ma le parti sociali e i partiti respingono il progetto chiedendo correttivi opposti.

La proposta di riforma AVS 2030 presentata dal Consiglio federale suscita un'ondata di riserve da parte di tutte le forze politiche e delle parti sociali. Il progetto governativo punta a garantire la sostenibilità finanziaria del primo pilastro attraverso l'introduzione di nuove entrate e un aumento graduale dell'età minima di pensionamento.
I partiti del centro-destra giudicano l'impostazione del governo deludente e priva di interventi strutturali. Il PLR sollecita un innalzamento più deciso dell'età di riferimento anziché l'introduzione di nuove imposte o contributi, mentre l'UDC chiede tagli netti alla spesa federale. Il Centro evidenzia l'assenza di riforme a lungo termine e propone un modello vincolato alla durata complessiva della vita lavorativa.

Sul fronte opposto, l'Unione sindacale svizzera valuta positivamente la copertura delle lacune contributive, ma respinge con fermezza l'innalzamento dell'età minima nel 2° pilastro, evidenziando come tale misura penalizzerebbe i lavoratori con problemi di salute. Anche il mondo economico, tramite Economiesuisse, boccia la proposta ritenendo indispensabile un dibattito sull'età di riferimento.
Tra i cantoni prevale l'opposizione alle modifiche del 2° pilastro, pur accogliendo favorevolmente la decisione di non aumentare subito l'età di riferimento generale. Tuttavia, cantoni come Zurigo sottolineano che un adeguamento dell'età pensionabile diventerà inevitabile nel lungo periodo.