Svizzera · Pubblicato il 26 September
La strage del Granconsiglio di Zugo: 25 anni dal massacro che cambiò la Svizzera
Il 27 settembre 2001 un uomo armato fece irruzione nella sala del Granconsiglio a Zugo, uccidendo 14 persone e ferendone 18. La tragedia segnò la storia elvetica.

ZUGO — Il 27 settembre 2001 la Svizzera visse il più grave fatto di sangue della sua storia recente. Un uomo di 57 anni, Friedrich Leibacher, fece irruzione armato nella sala del Granconsiglio del Canton Zugo vestito con una finta uniforme da poliziotto, aprendo il fuoco contro i presenti. L'attacco provocò la morte di 14 persone — tre consiglieri di Stato e 11 granconsiglieri — e il ferimento di altre 18 persone, prima che l'attentatore si togliesse la vita.
L'azione fu accuratamente premeditata dall'attentatore, spinto da una forte livore contro le istituzioni cantonali. L'uomo accusava l'amministrazione pubblica e le autorità giudiarie a seguito di un lungo contenzioso legale nato nel 1998 da un alterco con un autista della società di trasporti Zugerland Verkehrsbetriebe. Nei suoi scritti Leibacher definiva l'autorità cantonale come «la mafia di Zugo» e aveva pianificato nei dettagli l'assalto per eseguire quello che descriveva come il suo «giorno dell'ira».

Come riferito da Ticinonline e dalle ricostruzioni dell'epoca della Neue Zürcher Zeitung, l'assalitore entrò nel parlamento cantonale munito di un fucile d'assalto, un fucile a pompa, due pistole e un ordigno artigianale. Nonostante all'uomo fosse stato diagnosticato in precedenza uno stato mentale alterato, le perizie successive e le disposizioni scritte lasciate prima dell'attacco dimostrarono una lucida pianificazione del massacro.
La strage di Zugo rappresentò uno spartiacque per la sicurezza pubblica in Svizzera. L'evento portò all'introduzione di rigidi protocolli di protezione nei palazzi governativi e parlamentari cantali e federali, oltre a riaprire un dibattito mai del tutto sopito sulla legislazione in materia di detenzione di armi da fuoco nel Paese.