Svizzera · Economia · Pubblicato il 29 September
No all'obbligo di cassa malati per i detenuti domiciliati all'estero
La proposta di trasferire i costi sanitari dei carcerati stranieri dall'erario pubblico alle casse malati è stata definitivamente affossata dal Parlamento federale.

BERNA - Il Parlamento federale ha affossato definitivamente la proposta di introdurre l'obbligo di affiliazione all'assicurazione malattie per i detenuti in Svizzera domiciliati all'estero. Dopo la bocciatura espressa dal Consiglio degli Stati lo scorso giugno, anche il Consiglio nazionale ha respinto senza voti favorevoli l'entrata in materia sul disegno di modifica della legge sull'assicurazione malattie (LAMal).
Attualmente, le spese sanitarie delle persone carcerate non domiciliate in Svizzera sono sostenute direttamente dai Cantoni e finanziate mediante le imposte cantonali. La riforma promossa dal Consiglio federale mirava a far pagare i premi della cassa malati agli stessi detenuti, nel tentativo di garantire la parità di trattamento medico durante la detenzione sancita dalla Costituzione federale.
Stando alla Statistica della privazione della libertà (FHE) redatta nel 2021 dall'Ufficio federale di statistica (UST), si stima che circa 2000 persone attualmente recluse nelle carceri svizzere non dispongano dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (AOMS).

La proposta dell'esecutivo ha tuttavia incontrato la contrarietà quasi unanime dei parlamentari. Le Camere hanno ritenuto inopportuno un trasferimento degli oneri finanziari dai Cantoni alle casse malati, rilevando inoltre che molti detenuti avrebbero comunque avuto diritto alla riduzione dei premi. A pesare sulla decisione vi è stata anche la valutazione dei costi amministrativi, giudicati sproporzionati a fronte di affiliazioni assicurative destinate a durare spesso soltanto pochi mesi. Il tema, è stato ribadito, resta di stretta competenza cantonale.