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Svizzera · Ticino · Pubblicato il 26 October

Svizzera, disinformazione grave per il 56,5% degli intervistati

Il sondaggio riguarda Svizzera tedesca e romanda; l’annuario rileva inoltre una forte concentrazione dei media nella Svizzera italiana.

L’edificio principale dell’Università di Zurigo. Foto d’archivio (2016), immagine di contesto.
L’edificio principale dell’Università di Zurigo. Foto d’archivio (2016), immagine di contesto. · © CEphoto, Uwe Aranas / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

Il 56,5% delle persone intervistate nella Svizzera tedesca e romanda considera la disinformazione un problema da piuttosto grave a molto grave. Il dato emerge dall’annuario sulla qualità dei media 2026 del fög, il centro di ricerca per la sfera pubblica e la società dell’Università di Zurigo, presentato il 26 ottobre.

Il sondaggio online è stato condotto dal 7 al 10 luglio 2026 su 1222 residenti tra 18 e 79 anni con accesso a Internet. Il questionario era disponibile in tedesco e francese: questi risultati non costituiscono una misurazione specifica del Ticino o della Svizzera italiana.

Il 51,6% degli intervistati riferisce di incontrare spesso o molto spesso contenuti certamente o presumibilmente disinformativi. Lo studio rileva una minore vulnerabilità alle affermazioni complottiste tra chi combina media privati di qualità e servizio pubblico, o segue notizie giornalistiche su radio e televisione. Chi consulta poche notizie o si affida quasi solo ai social risulta invece più vulnerabile.

Infografica: Svizzera, disinformazione grave per il 56,5% degli intervistati
Infografica ti-web.ch

Un’analisi distinta dell’annuario riguarda direttamente la Svizzera italiana, che presenta la concentrazione dei media più elevata tra le regioni linguistiche esaminate. La quota cumulata dei tre maggiori gruppi — SSR, Gruppo Corriere del Ticino e TX Group — passa dall’81,0% del 2017 all’84,1% del 2024. L’indicatore si basa sul pubblico raggiunto dalle offerte giornalistiche e descrive la struttura del mercato.

Nello stesso periodo, nella Svizzera italiana le offerte giornalistiche considerate scendono da 19 a 17, mentre i gruppi che le controllano passano da 10 a 8. Sono dati sulla concentrazione dell’offerta, separati dal sondaggio sulla disinformazione.

Gli autori raccomandano di sostenere il giornalismo di qualità e rafforzare le competenze informative e mediatiche a scuola e nella formazione. Propongono inoltre una collaborazione tra media pubblici e privati nella verifica dei fatti e regole trasparenti per piattaforme, motori di ricerca e sistemi di risposta basati sull’intelligenza artificiale. Sono raccomandazioni della ricerca, non misure già adottate.

Source: fög / Università di Zurigo — Jahrbuch Qualität der Medien 2026 ↗ · Università di Zurigo — comunicato stampa del 26 ottobre 2026 ↗

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