Ticino · Svizzera · Pubblicato il 13 September
Svizzeri ai "Sarajevo-Safari"? Al vaglio varie denunce
Il Ministero pubblico della Confederazione sta esaminando segnalazioni relative a possibili cittadini svizzeri coinvolti nei macabri safari di guerra negli anni Novanta. Gli accertamenti riguarderebbero un gruppo attorno a un mercante d'arte di Lugano.

LUGANO / BERNA - Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sta esaminando diverse denunce relative al presunto coinvolgimento di cittadini svizzeri nei cosiddetti «Sarajevo-Safari». Secondo quanto riportato dal domenicale Sonntagsblick e ripreso dai media nazionali, si tratta delle drammatiche vicende legate all'assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995, durante le quali facoltosi stranieri avrebbero pagato soldati serbi per sparare sui civili dai colli attorno alla città bosniaca.
Al centro delle segnalazioni giunte alle autorità federali vi sarebbe un gruppo gravitante attorno a un mercante d'arte residente a Lugano. Il Ministero pubblico della Confederazione ha confermato la ricezione delle denunce, precisando tuttavia che al momento non è stato ancora avviato un procedimento penale formale. L'autorità giudiziaria sta svolgendo gli accertamenti preliminari necessari per stabilire se sussistano un sufficiente sospetto di reato e i presupposti di competenza della giurisdizione svizzera.
L'attenzione sul fenomeno dei presunti «Sniper-Safari» è riemersa negli ultimi anni a seguito del lavoro d'inchiesta condotto dall'autore milanese Ezio Gavazzeni. Nel suo libro «I cecchini del weekend», lo scrittore cita ricerche svolte con un team indipendente secondo cui ricchi visitatori dell'Europa occidentale avrebbero versato somme consistenti, fino a 50.000 euro, per partecipare alle sessioni di fuoco contro la popolazione assediata.
Attualmente procedimenti penali e accertamenti su casi analoghi sono in corso anche in altri Paesi europei, tra cui Italia, Austria e Belgio. Le accuse, di estrema gravità, non sono al momento comprovate da sentenze e rimangono oggetto di scetticismo da parte di diversi esperti storici e militari. La magistratura federale deciderà nei prossimi passi se aprire un'inchiesta formale sulla pista ticinese.