Ticino · Svizzera · Economia · Pubblicato il 13 September
Ticino calamita per medici e infermieri italiani, Denti lancia l'allarme: «Serve un limite»
In Ticino si conta un medico di famiglia ogni 900 abitanti contro uno ogni 2mila nel Comasco, ma il presidente dell'Ordine dei medici Franco Denti solleva una questione etica sull'attrazione di personale dall'Italia.

COMO/LUGANO - In Ticino lavorano circa 390 medici di famiglia per 351mila abitanti, vale a dire uno ogni 900 cittadini. Un rapporto nettamente migliore rispetto a quello della provincia di Como, dove i medici di famiglia rimasti in servizio sono meno di 300 per circa 598mila abitanti, uno ogni 2mila persone. È quanto ricostruito da La Provincia di Como, che mette a confronto la situazione sulle due sponde del confine e affronta anche il tema del passaggio dei professionisti sanitari dall'Italia alla Svizzera.

«Da noi lavorano tanti medici stranieri - spiega al quotidiano lariano Franco Denti, presidente dell'Ordine dei medici ticinesi - tantissimi italiani, anche frontalieri, con lo studio attorno a Lugano e la casa magari a Como o a Varese». Una presenza internazionale che, sottolinea Denti, riguarda più in generale la sanità ticinese ed è ancora più marcata tra gli infermieri.
Proprio sulla capacità della Svizzera di attirare professionisti formati oltreconfine, Denti pone però una questione etica. «Andare dove ci sono migliori condizioni economiche e di vita è un fatto umano. Ma (...) bisogna chiedersi quanto sia giusto portare via medici e infermieri ad altre comunità che hanno con fatica investito sulla formazione e dove viene a mancare l'assistenza. Servirebbe porre un limite».
Il Ticino, tuttavia, dovrà a sua volta affrontare il problema del ricambio generazionale. «Anche noi dovremo presto cercare un ricambio - osserva Denti - perché pensionati noi figli del baby boom passeremo il testimone a generazioni meno numerose». Il presidente ricorda però che in Svizzera non esistono limiti d'età obbligatori per la pensione e sottolinea l'investimento nella formazione: all'Università della Svizzera italiana è stata creata una nuova facoltà di Medicina, con un master dedicato alla medicina di famiglia le cui classi risultano tutte al completo.
Il quadro comasco suscita comunque preoccupazione. «Quanto ai colleghi di Como - conclude Denti - sapere che sono meno di 300 mi preoccupa, mi pare un dato allarmante. C'è stato un calo delle vocazioni dopo il Covid, sì, ma occorre trovare nuove strategie per garantire alla professione una attrattiva e una importante posizione sociale».