Economia · Ticino · Svizzera · Pubblicato il 16 September
Votazioni federali del 27 settembre, la Cc-Ti raccomanda un doppio «no»
La Camera di commercio ticinese raccomanda di respingere sia l'iniziativa sulla neutralità sia quella sull'alimentazione sicura, evidenziando rischi di rigidità costituzionale e rincari.

La Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Cantone Ticino (Cc-Ti) raccomanda di respingere entrambe le iniziative popolari federali in votazione il prossimo 27 settembre 2026. La posizione dell'associazione di categoria riguarda l'iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera» e il testo «Per un'alimentazione sicura – mediante il rafforzamento di una produzione nazionale sostenibile, più derrate alimentari vegetali e acqua potabile pulita». Pur riconoscendo la rilevanza dei temi affrontati, la Cc-Ti ritiene che entrambe le proposte introdurrebbero un'eccessiva rigidità a livello costituzionale, limitando la competitività del Paese e la capacità di adattarsi al contesto internazionale.
In merito all'iniziativa sulla neutralità, la Cc-Ti la descrive come un elemento distintivo della Svizzera e uno strumento al servizio della pace e del dialogo. Tuttavia, fissarne la definizione in modo rigido nella Costituzione rischia di restringere il margine di manovra delle autorità federali. Come ricordato dalla Camera di commercio, diversi principi proposti fanno già parte della prassi elvetica, tra cui il carattere permanente della neutralità, il non auspicato ingresso in alleanze militari e l'offerta dei propri buoni uffici. La nuova formulazione limiterebbe tuttavia la possibilità di adottare sanzioni non militari o di cooperare con partner internazionali in materia di sicurezza, compromettendo la flessibilità richiesta a un'economia aperta e orientata all'esportazione.
Per quanto riguarda l'iniziativa sull'alimentazione sicura, la Cc-Ti condivide la necessità di promuovere una produzione sostenibile, innovativa e attenta alle risorse naturali. A suscitare forte perplessità sono però i vincoli prescritti, in particolare l'obiettivo di portare il grado di autoapprovvigionamento netto al 70% entro dieci anni. Secondo la Camera di commercio, si tratta di un traguardo difficile da conciliare con i limiti territoriali del Paese, che rischia di condizionare pesantemente la libertà imprenditoriale e gli investimenti delle aziende agricole e agroalimentari.

L'introduzione di obiettivi costituzionali così dettagliati genererebbe inoltre un aumento degli oneri regolatori e una minore flessibilità nelle catene di approvvigionamento. Questo scenario, avverte l'associazione ticinese, finirebbe per provocare un incremento dei costi lungo l'intera filiera, traducendosi in possibili rincari dei prodotti alimentari a carico delle famiglie, della ristorazione e del commercio nel suo complesso.
Alla luce di queste considerazioni, la Cc-Ti auspica l'adozione di misure proporzionate e di una politica agricola capace di coniugare sostenibilità, innovazione e integrazione nei mercati internazionali. La raccomandazione finale dell'associazione rivolta alla popolazione ticinese è dunque quella di esprimere un doppio «no» alle urne nella consultazione del 27 settembre.