Svizzera · Cultura · Pubblicato il 16 septembre
Crimini di guerra: 25 anni di carcere a Hashim Thaçi, dai legami con la Svizzera al rapporto Marty
L'ex presidente del Kosovo è stato condannato all'Aia per il conflitto del 1998-1999: una vicenda legata a doppio filo alla Svizzera, dalla numerosa diaspora alle indagini promosse dal relatore del Consiglio d'Europa Dick Marty.

L'ex presidente del Kosovo Hashim Thaçi è stato condannato all'Aia a 25 anni di reclusione per crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante il conflitto del 1998-1999. La sentenza emessa dal Tribunale speciale chiude un lungo capitolo giudiziario e politico che riguarda da vicino anche la Svizzera, Paese in cui risiede una storica ed estesa comunità kosovara che alla fine del 2025 contava 116'900 persone secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica.
Le origini del processo risalgono al 2010, quando il relatore svizzero del Consiglio d'Europa Dick Marty pubblicò un dirompente rapporto d'inchiesta. Il documento accusava Thaçi di aver guidato un'organizzazione responsabile di rapimenti, detenzioni illegali e traffici illeciti. Proprio le risultanze di quell'indagine portarono alla creazione della corte speciale e, nel novembre del 2020, alle dimissioni di Thaçi dalla presidenza. Marty, posto sotto stretta protezione dal dicembre 2020, è poi scomparso il 28 dicembre 2023. Nel corso degli anni, sia Marty sia Amnesty Svizzera avevano criticato il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e il Ministero pubblico della Confederazione per aver ritardato le proprie azioni e verifiche sulla vicenda.
I rapporti ufficiali tra le autorità elvetiche e Thaçi hanno una storia decennale. Già nel 1999 si tenne un primo incontro a Berna tra l'allora consigliere federale Joseph Deiss e l'esponente kosovaro, coinciso con l'avvio della missione militare svizzera Swisscoy sul territorio balcanico. La diplomazia elvetica proseguì su questa linea anche negli anni successivi.
Con la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo nel febbraio 2008, la Svizzera fu tra i primi Paesi a riconoscere ufficialmente il nuovo Stato. Nel marzo dello stesso anno, l'allora consigliera federale Micheline Calmy-Rey si recò personalmente a Pristina per inaugurare l'ambasciata svizzera. Successivamente, nel 2014, fu il presidente della Confederazione Didier Burkhalter a incontrare Thaçi durante una visita ufficiale nel Paese balcanico, a testimonianza di una relazione diplomatica costante ma segnata da profonde controversie (dati e ricostruzione attribuiti ad Ats / tio.ch).