Svizzera · Economia · Ticino · Pubblicato il 24 septembre
Il marchio «Made in Switzerland» va protetto meglio: il primo sì degli Stati
Il Consiglio degli Stati approva a larga maggioranza la mozione di Fabio Regazzi per stringere le regole sull'uso della croce svizzera dopo il caso delle scarpe «On».

Il marchio «Made in Switzerland» e l'impiego della croce svizzera necessitano di una protezione più severa e tempestiva. Lo ha stabilito il Consiglio degli Stati, approvando a larga maggioranza — con 35 voti favorevoli e 5 contrari — una mozione urgente promossa dal consigliere agli Stati ticinese Fabio Regazzi (Il Centro).
Alla base dell'iniziativa parlamentare vi è la controversa decisione dell'Istituto federale della proprietà intellettuale (IPI), che ha concesso al noto produttore di calzature «On» l'autorizzazione a utilizzare il simbolo della croce svizzera sui propri articoli, nonostante la produzione avvenga in gran parte in Asia.
Una simile prassi suscita forti preoccupazioni nel tessuto economico nazionale e tra le piccole e medie imprese. Come rimarcato dallo stesso Regazzi, nel suo ruolo di presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), permettere la dicitura elvetica per beni realizzati all'estero rischia di svalutare il valore del marchio e di penalizzare la produzione locale.
Secondo il parlamentare ticinese, la concessione accordata dall'IPI va riesaminata e annullata. In gioco vi sono non soltanto il prestigio della qualità elvetica sui mercati internazionali, ma anche la salvaguardia dei posti di lavoro in Svizzera.