Sport · Svizzera · Pubblicato il 22 settembre
Caso certificati Covid falsi: le differenze tra Xhaka e Fischer
Entrambi hanno ammesso l'uso di una certificazione non autentica, ma le motivazioni e i risvolti giudiziari dei due sportivi svizzeri sono nettamente distinti.

ZURIGO - Le vicende legate ai falsi certificati Covid che hanno coinvolto Granit Xhaka e Patrick Fischer presentano sostanziali differenze, sia sotto il profilo delle motivazioni sia per quanto riguarda le conseguenze giudiziarie e sportive. Come ricostruito da tio.ch, sebbene entrambi i protagonisti abbiano ammesso l'irregolarità, i contesti in cui si sono sviluppati i due casi non sono sovrapponibili.
Per quanto riguarda Patrick Fischer, l'allora selezionatore della Nazionale svizzera di hockey ottenne il documento alla fine del 2021 per poter partecipare ai Giochi olimpici di Pechino 2022 senza dover sottostare alle tre settimane di quarantena previste dalle autorità locali. Inoltre, al momento dell'emersione del caso, Fischer risultava già condannato nel marzo 2020 a una pena pecuniaria sospesa di 25 aliquote giornaliere da 440 franchi per un eccesso di velocità. La vicenda ha poi portato al licenziamento da parte della Federazione svizzera di hockey e a una squalifica di quattro anni inflitta dalla federazione mondiale.

Granit Xhaka, al contrario, non necessitava di un certificato sanitario per prendere parte ai Mondiali 2022 in Qatar. Alla base della sua decisione vi sarebbe stata principalmente la forte pressione pubblica legata al tema della vaccinazione. Il capitano della Nazionale di calcio non ha precedenti penali ed è attualmente oggetto di un'indagine da parte della Procura di Lucerna, che sta procedendo nei suoi confronti e verso una dottoressa per il sospetto di falsificazione di certificati. Nei confronti del calciatore vale la presunzione di innocenza.
Un ulteriore elemento di distinzione riguarda la gestione temporale dei procedimenti. Xhaka ha ammesso i fatti prima di un'eventuale condanna, garantendo piena collaborazione agli inquirenti alla vigilia del raduno di Nations League. Nel caso di Fischer, invece, la situazione è emersa anni dopo lo svolgimento dei fatti, a seguito di un'inchiesta giornalistica diffusa dalla SRF. Entrambi gli sportivi avevano comunque dichiarato pubblicamente in passato di essersi vaccinati: Fischer lo affermò nel 2021 al «Tages-Anzeiger», mentre Xhaka nel marzo 2022 dichiarò a «20 Minuten»: «Sì, sono vaccinato, così non avete più nulla da scrivere».