Sport · Svizzera · Pubblicato il 22 settembre
Caso Xhaka e certificato COVID: «Pena quasi certa, rischia anche l'ASF»
Dopo l'ammissione del giocatore sul certificato sanitario contraffatto, l'avvocato Canevascini analizza le possibili sanzioni penali e la posizione delle federazioni calcistiche.

LUCERNA / ZURIGO - Le ipotesi sulla colpevolezza di Granit Xhaka cedono il passo alla certezza dopo la confessione del calciatore rossocrociato, che ha ammesso di essersi procurato un certificato sanitario contraffatto. L'attenzione si sposta ora sulla sanzione penale e sulle conseguenze sportive che potrebbero attendere il centrocampista.
La vicenda presenta evidenti analogie con quella dell'allenatore della Nazionale di hockey Patrick Fischer, anch'egli sanzionato in sede penale per falso in documenti con una multa di quasi 39'000 franchi. Secondo l'avvocato Brenno Canevascini, interpellato da Tio.ch, la posizione di Xhaka presenta profili persino più complessi: nel suo caso è noto il nome del medico che avrebbe agevolato il rilascio della certificazione, elemento che consentirà alla Procura di Lucerna di approfondire le indagini.
Sul piano disciplinare sportivo, il Codice di condotta della FIFA prevede all'articolo 22 che chiunque contraffaccia o utilizzi un documento falso nell'ambito di attività legate al calcio sia punito con un'ammenda e una squalifica di almeno sei partite, oppure per un periodo non inferiore a dodici mesi. Il regolamento dell'Associazione Svizzera di Football (ASF), all'articolo 19, contempla sanzioni disciplinari per chi impiega titoli falsi con rilevanza giuridica.
Secondo la valutazione legale dell'avvocato Canevascini, un'eventuale sanzione da parte degli organi disciplinari della FIFA imporrebbe un adeguamento anche a livello nazionale da parte dell'ASF, in quanto una norma federale o internazionale prevale su quella locale. Le prossime decisioni degli organi inquirenti e delle federazioni definiranno l'esatta portata delle sanzioni.