Sport · Svizzera · Pubblicato il 21 settembre
«Ho già vissuto di peggio»: Xhaka rompe il silenzio sull'inchiesta Covid
Il capitano della Nazionale svizzera si dichiara sereno di fronte all'indagine della Procura di Lucerna su un presunto certificato di vaccinazione non autentico.

A margine dell'impegno di campionato contro il Manchester City, il capitano della Nazionale svizzera Granit Xhaka si è espresso per la prima volta sull'inchiesta giudiziaria che lo vede coinvolto assieme a una dottoressa di Lucerna per il presunto ottenimento di un certificato Covid falso.
Interpellato dai giornalisti sulla vicenda e sul clima di pressione mediatica, il centrocampista rossocrociato ha preferito concentrarsi sull'aspetto agonistico, dichiarando alla NZZ: «Nessun commento a riguardo. Oggi ho giocato a calcio. Ed è questo che conta per me in questo momento». Alla domanda specifica se l'indagine lo turbi o ne condizioni il rendimento, Xhaka ha risposto con fermezza: «Per niente, ho già vissuto di peggio».
Sulla stessa linea si è espresso anche il suo allenatore Régis Le Bris, che ha declinato ogni commento sul fronte legale: «Non è il mio campo. Il mio campo è il calcio. E per quanto riguarda il calcio, lui è molto bravo».
L'inchiesta, condotta dal Ministero pubblico del Canton Lucerna, ipotizza i reati di ottenimento fraudolento di una falsa attestazione e falsificazione di documenti. Al centro degli accertamenti vi sono due presunte date di vaccinazione contro il Covid-19 (il 25 gennaio e l'8 novembre 2022) figuranti su una documentazione attribuita allo studio medico lucernese perquisito dagli inquirenti nel 2023.
Tramite il proprio portavoce Andreas Bantel, Xhaka ha ribadito la propria decisione di non rilasciare dichiarazioni di dettaglio prima dell'interrogatorio formale previsto all'inizio di ottobre di fronte al procuratore. Nel frattempo, il giocatore si unirà al raduno della Nazionale a Belek, in Turchia, dove il direttore tecnico Pierluigi Tami terrà una conferenza stampa per fare il punto della situazione.