Ticino · Economia · Pubblicato il 16. Oktober
Data center in Ticino, i Verdi chiedono regole su energia, acqua e calore
L’iniziativa di Matteo Buzzi propone elettricità rinnovabile al 100% e recupero del calore per i centri dati sopra 250 kW, con limiti al consumo d’acqua.

Regole specifiche per i data center in Ticino: elettricità rinnovabile, recupero del calore e consumi d’acqua contenuti. È quanto chiede l’iniziativa generica di Matteo Buzzi pubblicata il 16 ottobre sul sito dei Verdi del Ticino e cofirmata da Nara Valsangiacomo, Giulia Petralli, Marco Noi e Samantha Bourgoin. Si tratta di una proposta di modifica legislativa.
Il requisito sull’elettricità riguarderebbe i centri con potenza nominale all’allacciamento superiore a 250 kW: nuove costruzioni e strutture esistenti sottoposte ad ampliamenti o rinnovi sostanziali della potenza installata. Il 100% dell’energia elettrica consumata su base annua dovrebbe provenire da fonti rinnovabili, anche tramite contratti certificati da Garanzie di Origine.
Per l’efficienza, i promotori chiedono un indice PUE inferiore a 1.2. Durante il periodo di riscaldamento, dal 15 ottobre al 15 aprile, vorrebbero inoltre l’obbligo di recuperare la maggior parte del calore di scarto. L’energia termica sarebbe destinata prioritariamente all’uso proprio, alle reti locali di teleriscaldamento o a consumatori confinanti. Per gli impianti tra 250 e 500 kW il testo ammette criteri meno stringenti.

Sul fronte idrico, la proposta indica un fattore WUE pari o vicino a zero, nell’intervallo 0-0.05 l/kWh. L’obiettivo dichiarato dai firmatari è evitare che il raffreddamento dei server riduca la disponibilità delle risorse idriche locali.
L’iniziativa chiede anche di valutare una modifica del Piano direttore per precisare i criteri di ubicazione. Secondo i promotori, la vicinanza a reti di teleriscaldamento o a utilizzatori del calore dovrebbe orientare la scelta delle aree. Il testo prevede possibili deroghe parziali o temporanee, in particolare per ampliamenti e rinnovi, soltanto in caso di impossibilità tecnica comprovata o di manifesta sproporzione economica. Le soglie indicate restano dunque richieste politiche, non nuovi obblighi già in vigore.