Ticino · Economia · Pubblicato il 22. September
Parmelin punzecchia, il Consiglio di Stato risponde e chiede un incontro
Dopo le critiche del presidente della Confederazione su perequazione e ristorni, il Governo ticinese ha inviato una lettera ufficiale chiedendo un colloquio di chiarimento.

Le recenti osservazioni pronunciate da Guy Parmelin, presidente della Confederazione, durante il festival Endorfine a Lugano, hanno suscitato la reazione formale del Governo ticinese. Parmelin ha criticato il Cantone su due fronti particolarmente delicati: il sistema di perequazione finanziaria e il blocco parziale dei ristorni fiscali deciso dall'esecutivo cantonale.
Pur prendendo atto che al Ticino spetteranno 112 milioni di franchi nel 2027 nell'ambito della perequazione, il Consiglio di Stato reputa tale somma del tutto insufficiente, specie se raffrontata con le risorse destinate ad altri Cantoni. Resta aperto il nodo centrale del calcolo del reddito dei lavoratori frontalieri, la cui revisione quinquennale è stata fatta slittare al 2030.

Durante il suo intervento a Lugano, il presidente della Confederazione ha ricordato che la perequazione è una materia intercantonale e ha sollecitato il Ticino a riflettere sulla propria gestione delle spese. Quanto al blocco dei ristorni, Parmelin ha espresso delusione, rimarcando come tale misura proietti un'immagine negativa del Cantone, pur precisando che non vi sono intenti discriminatori.
La risposta del Governo cantonale è giunta con una lettera datata 16 settembre, firmata dalla presidente Marina Carobbio Guscetti. Nel documento il Consiglio di Stato sottolinea l'articolata complessità delle vertenze aperte e propone a Parmelin un incontro diretto per chiarire le rispettive posizioni e riattivare un dialogo costruttivo tra Bellinzona e Berna.