Svizzera · Economia · Pubblicato il 21 September
Capitale UBS, Ermotti lancia l'allarme prima del voto al Consiglio degli Stati: «In gioco c'è il futuro della Svizzera»
Alla vigilia del decisivo dibattito alla Camera dei Cantoni sulle norme «Too Big to Fail», il CEO della banca lancia un severo monito contro le proposte di inasprimento del capitale e critica le autorità finanziarie.

BERNA / ZURIGO - In vista del decisivo voto del Consiglio degli Stati previsto per mercoledì sui nuovi requisiti di capitale per le banche di rilevanza sistemica, l'amministratore delegato di UBS Sergio Ermotti ha espresso forti preoccupazioni per le proposte di regolamentazione in discussione a Berna. Secondo il manager ticinese, una disciplina eccessivamente severa rischierebbe di penalizzare non soltanto la grande banca e i suoi azionisti, ma l'intero sistema economico svizzero, i clienti e la piazza finanziaria.
Il nodo centrale del dibattito parlamentare riguarda le modalità di copertura delle filiali estere dell'istituto nel bilancio della casa madre. Il Consiglio federale propone di imporre una copertura pari al 100 percento mediante capitale proprio primario («hard core capital»), contro l'attuale 45 percento. Una minoranza della commissione del Consiglio degli Stati suggerisce di fissare la soglia al 90 percento, mentre la maggioranza commissionale ha elaborato una proposta di compromesso basata su un modello 50/50, che prevede la copertura per il 50 percento con capitale primario e per il restante 50 percento con obbligazioni spugna AT1 («Additional Tier 1»).

Nel corso di un'intervista rilasciata alla Neue Zürcher Zeitung e ripresa dal Blick, Ermotti ha definito le opzioni del 90 e del 100 percento «sproporzionate e non mirate», spiegando che il modello del Consiglio federale comporterebbe per la banca costi aggiuntivi per 3 miliardi di dollari all'anno. Al contrario, la soluzione proposta dalla maggioranza commissionale richiederebbe ad accantonamento permanente 13 miliardi di dollari di capitale aggiuntivo Tier-1, determinando oneri supplementari legati all'acquisizione di Credit Suisse pari a 2 miliardi di dollari all'anno. «Con un occhio nero possiamo convivere, ma due occhi neri e il naso rotto sono troppo», ha dichiarato Ermotti per illustrare l'impatto economico delle misure.
L'amministratore delegato ha inoltre rivolto una chiara critica all'operato dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) e della Banca nazionale svizzera (BNS), sostenendo che le due istituzioni siano «sicuramente corresponsabili» del dissesto di Credit Suisse per aver concesso deroghe e dispensazioni regolatorie negli anni precedenti la crisi. Ermotti ha comunque escluso la possibilità di sue dimissioni a breve termine, ribadendo la volontà di UBS di rimanere una banca globale con sede in Svizzera a patto che vengano mantenute condizioni competitive su scala internazionale.