Svizzera · Economia · Pubblicato il 23 September
«Ermotti non poteva fare peggio, ego fuori controllo»: la dura critica del giurista Peter Kunz
Il professore dell'Università di Berna attribuisce al CEO di UBS le responsabilità della linea dura adottata dal Consiglio degli Stati sui requisiti di capitale, ma vede margine per un compromesso alla Camera del popolo.

BERNA / ZURIGO - Le recenti dichiarazioni pubbliche del CEO di UBS Sergio Ermotti hanno provocato forti reazioni nell'ambito del dibattito sui requisiti di capitale per le banche di rilevanza sistemica. Secondo Peter Kunz, professore di diritto economico all'Università di Berna, l'atteggiamento aggressivo del manager ticinese avrebbe spinto il Consiglio degli Stati ad allinearsi alla linea rigida del Consiglio federale, approvando la richiesta di una copertura del 90 percento con capitale proprio di classe 1 (CET1) per le filiali estere dell'istituto.
In un'intervista rilasciata all'agenzia AWP, Kunz ha definito un «colpo a vuoto» le uscite mediatiche di Ermotti, sostenendo che criticare le autorità e denunciare presunte incompetenze della politica abbia ottenuto l'effetto opposto a quello sperato. Se il vertice di UBS fosse rimasto in silenzio, argomenta il giurista, il Consiglio degli Stati avrebbe probabilmente accolto la proposta di compromesso al 50 percento avanzata dalla propria commissione dell'economia. L'attuale requisito del 45 percento è ritenuto troppo basso, ma il 100 percento proposto dall'esecutivo appare irrealistico; una quota compresa tra il 60 e l'80 percento sarebbe a suo avviso una soluzione ragionevole.

Nonostante il voto della Camera dei Cantoni, Kunz ritiene che la partita non sia ancora chiusa. Il Consiglio nazionale potrebbe infatti adottare una posizione più accomodante nei confronti del gigante bancario, con la possibilità di trovare un punto d'intesa attorno al 70 o 75 percento di capitale di base per evitare di penalizzare la competitività internazionale di UBS. Per la discussione alla Camera del popolo, l'esperto prevede un cambio di strategia nella comunicazione della banca, con una maggiore presenza del presidente del Consiglio di amministrazione Colm Kelleher al posto di Ermotti.
Il professore ha inoltre criticato la decisione del Consiglio federale di demandare la regolamentazione al Parlamento invece di agire direttamente tramite ordinanza tre anni fa, definendo la scelta una scappatoia politica che ha prolungato l'incertezza. Kunz ha infine ridimensionato l'allarme sui costi aggiuntivi da 2 miliardi di dollari citati da Ermotti: gli oneri supplementari impatteranno soprattutto i dividendi, i riacquisti di azioni e i bonus dei dirigenti, senza toccare la clientela della banca.