Svizzera · Economia · Pubblicato il 23 September
Transizione energetica, Schwab (AES): «Senza pale eoliche servono grandi centrali»
Il presidente dell'Associazione delle aziende elettriche svizzere avverte: per garantire l'approvvigionamento e contenere i prezzi occorrono infrastrutture adeguate e una combinazione bilanciata di fonti.

ZURIGO - Per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento elettrico e contenere i costi, la Svizzera deve definire in modo chiaro il proprio mix energetico senza rifiutare a priori la costruzione di nuove infrastrutture di produzione. È l'avvertimento lanciato da Martin Schwab, CEO del gruppo energetico lucernese CKW e presidente dell'Associazione delle aziende elettriche svizzere (AES), in un'intervista alla Neue Zürcher Zeitung ripresa dalla stampa cantonale e nazionale.
Analizzando i mesi estivi, Schwab ha evidenziato come l'estate calda e la siccità abbiano condizionato la produzione idroelettrica e il raffreddamento di alcune centrali nucleari. La continuità del servizio è stata garantita dal minore consumo stagionale, dalla piena disponibilità programmata delle due centrali atomiche maggiori e da una forte produzione solare, sebbene l'integrazione in rete dei picchi fotovoltaici presenti criticità di gestione.
Il nodo centrale riguarda la lacuna di elettricità nel periodo invernale. Attualmente il consumo nazionale è di circa 60 terawattora all'anno e, con il progressivo avanzamento della decarbonizzazione nei trasporti e nel riscaldamento, potrà salire fino a 90 terawattora. Secondo l'AES, per sostituire una singola centrale a gas occorrerebbero indicativamente circa 200 impianti eolici, a fronte dei circa 50 attualmente attivi nell'intero territorio svizzero.

In merito alle opzioni tecnologiche, Schwab sostiene l'importanza di mantenere aperto ogni canale produttivo. Il prolungamento dell'esercizio delle centrali di Gösgen e Leibstadt rappresenta la soluzione finanziariamente più conveniente a breve termine, sostenendo per questo l'approvazione del controprogetto all'iniziativa «Stop al blackout» per abolire il divieto di costruzione di nuovi impianti atomici. Sul fronte idroelettrico, i 16 progetti idroelettrici esistenti rappresentano 2 terawattora di produzione potenziale (con una stima di realizzazione pari a 1 terawattora), mentre il solare va focalizzato sulle produzioni invernali.
«Non spetta al settore elettrico prescrivere alla popolazione quali centrali desidera: vogliamo mostrare opzioni», ha dichiarato Schwab. «Se non si desiderano impianti eolici, servono centrali più grandi. Una cosa però non sta insieme: rifiutare la costruzione di nuove centrali e volere comunque elettricità sufficiente e a buon mercato». Il presidente dell'AES sconsiglia infine di basarsi solo su importazioni massive di 10-20 terawattora, sottolineando l'importanza decisiva di un accordo sull'elettricità con l'Unione europea: «Più siamo integrati in Europa, più l'elettricità sarà conveniente e sicura».