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Svizzera · Pubblicato il 28 septembre

Test Mpox: uno studio dell'Università di Ginevra rileva fino al 35% di falsi positivi

Una ricerca condotta da un'équipe internazionale guidata da UNIGE su oltre 2'700 campioni in Congo mostra che un terzo dei test molecolari è stato alterato da contaminazioni ambientali.

Preparazione di campioni per un test molecolare PCR in laboratorio (foto d'archivio).
Preparazione di campioni per un test molecolare PCR in laboratorio (foto d'archivio). · Dean Calma / IAEA Imagebank, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Un terzo dei test molecolari PCR effettuati nella Repubblica Democratica del Congo per diagnosticare l'infezione da Mpox (vaiolo delle scimmie) potrebbe essere costituito da falsi positivi. È quanto emerge da uno studio internazionale guidato dall'Università di Ginevra (UNIGE) e pubblicato sulla rivista scientifica «The Lancet Infectious Diseases», che mette in luce importanti criticità nelle attuali procedure diagnostiche sul campo.

I ricercatori hanno analizzato i risultati di oltre 2'700 test PCR raccolti tra aprile 2024 e aprile 2026 in quattro città congolesi: Goma, Kamituga, Kinshasa e Uvira. Dall'esame statistico e di laboratorio è emerso che i campioni risultati positivi si dividono in due gruppi ben distinti. Il primo presenta un'elevata carica virale, sintomo inequivocabile di un'infezione in corso. Il secondo gruppo, pari al 35% del totale delle positività, mostra invece una carica virale al limite della rilevabilità.

Infografica: Test Mpox: uno studio dell'Università di Ginevra rileva fino al 35% di falsi positivi
Infografica ti-web.ch

Secondo gli esperti dell'ateneo ginevrino, questa seconda percentuale non riflette infezioni reali, bensì contaminazioni involontarie dei campioni avvenute nell'ambiente o durante il prelievo. Le ispezioni condotte nei centri di trattamento hanno infatti rivelato tracce di DNA del virus Mpox su numerose strutture e superfici. A conferma dell'ipotesi, le analisi ematiche hanno evidenziato che l'89% degli individui classificati dal modello diagnostico come probabili falsi positivi non sviluppava alcun anticorpo specifico contro il virus.

Le manifestazioni cutanee e i sintomi che avevano inizialmente fatto sospettare l'infezione da Mpox in queste persone erano in realtà riconducibili ad altre malattie esantematiche molto diffuse nella regione, come il morbillo o la varicella. Tale errore diagnostico ha portato al ricovero e all'isolamento di pazienti non infetti in strutture dedicate, esponendoli indirettamente al rischio di un effettivo contagio e alterando i dati epidemiologici impiegati per pianificare le campagne di vaccinazione.

Per superare il problema, gli autori dello studio raccomandano alle autorità sanitarie e ai laboratori di considerare positivi esclusivamente i campioni che mostrano un'elevata carica virale. A lungo termine, la ricerca sollecita un potenziamento della formazione tecnica del personale di laboratorio, affinché sia in grado di identificare tempestivamente le anomalie nei risultati dei test.

Source: Université de Genève / Ats ↗