Tutte le notizie

Svizzera · Pubblicato il 20 settembre

Dramma sull'Annapurna: Sherpa amputato accusa alpinista svizzero

Dopo la spedizione sull'ottomila nepalese, una guida ventiseienne ha subito l'amputazione di sette dita e accusa il cliente elvetico di averlo lasciato solo a 7500 metri. L'alpinista respinge la ricostruzione.

Il massiccio dell'Annapurna I in Nepal, teatro dell'ascesa ad alta quota
Il massiccio dell'Annapurna I in Nepal, teatro dell'ascesa ad alta quota · Bijay Chaurasia / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Un'ascesa ad alta quota finita in tragedia e accompagnata da forti polemiche. Nel corso della spedizione sull'Annapurna I (8091 metri) nell'aprile 2026, il ventiseienne Dawa Nurbu Sherpa ha riportato congelamenti estremamente gravi che hanno costretto i medici all'amputazione di sette dita delle mani. Secondo quanto riferito dalla stampa nepalese e riportato da Ticinonline, lo Sherpa ha accusato il proprio cliente, l'alpinista svizzero Richard Markus Bolt, di averlo abbandonato durante la fase di discesa.

▶ Il servizio video di ti-web.ch

Stando alla versione della guida nepalese, i due avrebbero iniziato l'ascesa il 19 aprile. Durante la salita Bolt sarebbe rimasto privo di ossigeno supplementare e lo Sherpa gli avrebbe ceduto la propria bombola. Raggiunta la vetta tra le 7 e le 9 del mattino, i due avrebbero scattato alcune fotografie prima di separarsi. Lo Sherpa sarebbe quindi rimasto isolato a circa 7500 metri di altitudine, trascorrendovi la notte fino all'arrivo dei soccorritori il giorno seguente, dopo oltre 24 ore sopra il campo 4.

Infografica: Dramma sull'Annapurna: Sherpa amputato accusa alpinista svizzero
Infografica ti-web.ch

Diametralmente opposta la ricostruzione fornita da Richard Markus Bolt. L'alpinista elvetico ha spiegato alla cronista Billi Bierling dell'Himalayan Database che la guida non portava con sé né lo zaino né l'ossigeno, lasciati a 1500 metri dalla vetta perché giudicati troppo pesanti. Bolt ha negato di aver utilizzato l'ossigeno dello Sherpa e ha ribadito alla NZZ che nell'alpinismo estremo d'alta quota «ognuno è responsabile di se stesso», confermando di aver cercato la guida senza successo nel pomeriggio.

Nonostante le contrapposte versioni, l'alpinista svizzero si è detto sollevato per il salvataggio di Dawa Nurbu. Bolt, che ha organizzato la spedizione tramite l'agenzia 8K Expeditions, ha confermato di essere regolarmente in contatto con lo Sherpa e di volerlo visitare in Nepal nel mese di ottobre, annunciando l'avvio di un programma di sostegno finanziario a favore della sua famiglia.

Fonte: Ticinonline / 20 Minuten (secondaria)

Altre notizie · Svizzera

Tutte le notizie

Nessuna notizia collegata a questa: qui sotto le più recenti della stessa categoria.