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Svizzera · Economia · Pubblicato il 20 settembre

UBS, Ermotti avverte Berna sulle nuove norme: «Uno schiaffo si sopporta, troppi ci spezzano»

Alla vigilia delle decisioni del Consiglio degli Stati sui requisiti di capitale, il CEO di UBS Sergio Ermotti critica duramente Finma e BNS per il collasso di Credit Suisse e difende la proposta della commissione WAK-S.

Sergio Ermotti, CEO di UBS (foto d'archivio)
Sergio Ermotti, CEO di UBS (foto d'archivio) · UBS Group / Wikimedia Commons, CC BY 2.0

ZURIGO - In vista dell'imminente decisione del Consiglio degli Stati sulle nuove regole di capitale per UBS, il CEO Sergio Ermotti è intervenuto con toni duri in un'intervista concessa alla «Neue Zürcher Zeitung». Il manager ticinese ha criticato apertamente l'operato dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) e della Banca nazionale svizzera (SNB), definendole corresponsabili del collasso di Credit Suisse (CS) avvenuto nel marzo 2023. Secondo Ermotti, le autorità avrebbero taciuto le reali difficoltà dell'istituto accumulate a partire dal 2019, concedendo deroghe straordinarie invece di affrontare i nodi strutturali.

Al centro del dibattito vi sono i requisiti di capitale primario (CET1) da applicare alle filiali estere. Il Consiglio federale propone una copertura integrale del 100 percento con capitale proprio di massima qualità, una soluzione che secondo Ermotti comporterebbe per UBS costi aggiuntivi annuali di circa 3 miliardi di dollari. L'ipotesi peggiore, con coperture tra il 90 e il 100 percento, metterebbe a durissimo prova la competitività internazionale della banca. «Possiamo sopportare un occhio nero, ma due occhi neri e un naso rotto sono troppo», ha dichiarato Ermotti per illustrare l'impatto di regolamentazioni eccessivamente rigide.

In alternativa al piano del Governo, Ermotti ha definito «sostenibile» il compromesso elaborato dalla Commissione dell'economia e delle imposte del Consiglio degli Stati (WAK-S). La proposta WAK-S prevede che le filiali estere siano coperte per almeno il 50 percento con capitale CET1 e fino al 50 percento con obbligazioni AT1. Questo scenario richiederebbe a UBS l'apporto di circa 13 miliardi di dollari aggiuntivi di capitale Tier-1, determinando costi annuali supplementari legati all'integrazione di CS pari a 2 miliardi di dollari. Una cifra che si aggiunge al «prezzo politico» già dichiarato accettabile anche dal presidente del Consiglio di amministrazione Colm Kelleher.

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Infografica ti-web.ch

Nel corso dell'intervista, Ermotti ha inoltre respinto le indiscrezioni su un suo possibile passo indietro, confermando che le dimissioni non sono attualmente in discussione. La priorità dell'Esecutivo resta quella di completare l'integrazione e consegnare alla piazza finanziaria una banca solida. Le discussioni alla Camera dei Cantoni, riprese giovedì scorso senza giungere a un voto finale, proseguiranno mercoledì mattina alla presenza della ministra delle finanze Karin Keller-Sutter.

Fonte: tio.ch (secondaria)