Svizzera · Pubblicato il 23 settembre
Medico condannato in Vallese: 4 anni di carcere e 7 di espulsione per tentato omicidio
Il Tribunale federale ha confermato la condanna nei confronti di un medico tedesco che nel 2018 tentò di strangolare una donna in un hotel dopo il rifiuto di avances. Respinta la tesi dell'ubriachezza come scusante.

SION - Il Tribunale federale ha confermato in via definitiva la condanna nei confronti di un medico di cittadinanza tedesca accusato di aver tentato di strangolare una donna nel luglio del 2018 in un albergo del Vallese. La pena stabilita è di quattro anni e due mesi di carcere, a cui si aggiungono l'espulsione dalla Svizzera per la durata di sette anni e un risarcimento di 25mila franchi a favore della vittima.

La vicenda, ricostruita dalla testata Beobachter e ripresa dalle cronache svizzere, ha avuto inizio durante un fine settimana di escursioni. L'uomo aveva conosciuto la donna attraverso un'applicazione di incontri, ma il loro rapporto si era consolidato esclusivamente sul piano dell'amicizia. Giunti in camera d'albergo, l'imputato ha avanzato insistenti richieste a carattere sessuale; di fronte al netto rifiuto dell'amica, è sfociato in una violenta aggressione con insulti, morsi e uno strangolamento prolungato fino a farle perdere conoscenza.
La vittima è riuscita a liberarsi infilando un dito nell'occhio dell'aggressore, costringendolo a mollare la presa, per poi rinchiuderlo all'interno del bagno e darsi alla fuga. L'uomo si è successivamente arrampicato fuori dalla finestra del bagno per rientrare nella stanza attraverso le scale di emergenza, dove è stato infine fermato dagli agenti di polizia intervenuti sul posto.
In sede processuale la difesa ha tentato di far valere uno stato di grave ebbrezza, con un tasso alcolemico stimato a posteriori tra il 2,32 e il 3,29 per mille, sostenendo l'incapacità di intendere e di volere e l'impossibilità di pianificare un omicidio in quelle condizioni. I giudici del Tribunale cantonale vallesano e successivamente del Tribunale federale hanno tuttavia respinto la tesi, evidenziando come l'imputato fosse un bevitore abituale e rilevando le capacità motorie dimostrate durante la fuga dal bagno. Una pesante ubriachezza, ha ribadito la Corte suprema, non costituisce una giustificazione per atti di violenza.