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Economia · Svizzera · Ticino · Pubblicato il 17 settembre

«Lex UBS», il Consiglio degli Stati rinvia la decisione alla settimana prossima

Dopo oltre tre ore di dibattito il plenum ha sospeso l'esame del progetto sui requisiti di capitale per le banche sistemiche: la decisione finale è rinviata a mercoledì con l'intervento di Karin Keller-Sutter.

La sede principale di UBS a Paradeplatz, Zurigo (foto d'archivio)
La sede principale di UBS a Paradeplatz, Zurigo (foto d'archivio) · Ank Kumar / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

BERNA — Non sono bastate oltre tre ore di dibattito alla Camera dei Cantoni per portare a termine l'esame del progetto legislativo noto come «Lex UBS», volto a inasprire le norme prudenziali e i requisiti di capitale per i colossi bancari elvetici. Il Consiglio degli Stati ha deciso di aggiornare i lavori e rinviare la decisione finale a mercoledì prossimo, quando è prevista la presa di posizione ufficiale della consigliera federale e ministra delle finanze Karin Keller-Sutter.

Al centro dello scontro parlamentare c'è la copertura finanziaria delle filiali estere delle banche di rilevanza sistemica, misura introdotta per evitare il ripetersi di crisi drammatiche come il tracollo di Credit Suisse nel 2023. La proposta del Consiglio federale prevede l'obbligo di coprire integralmente le partecipazioni estere con capitale proprio di massima qualità (CET1), una soluzione che costerebbe a UBS circa 20 miliardi di franchi. La commissione preparatoria propone invece un compromesso basato su una copertura al 50% con capitale di base CET1 e per il restante 50% tramite obbligazioni AT1 (Additional Tier 1). Secondo i calcoli presentati in aula dal senatore Thierry Burkart, questa formula richiederebbe a UBS di costituire 13 miliardi di franchi di capitale AT1 aggiuntivo.

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Infografica ti-web.ch

A sostegno della linea di compromesso è intervenuto in aula anche il senatore del Centro ticinese Fabio Regazzi, nella sua duplice veste di parlamentare cantonale e di presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM). Regazzi ha ammonito contro norme governative giudicate eccessivamente punitive, sottolineando il peso strategico del settore finanziario per l'economia locale: «Il settore assicurativo e bancario contribuisce per il 7% del PIL ticinese e genera oltre il 10% delle imposte versate al canton Ticino». Secondo il senatore ticinese, un irrigidimento sui fondi propri rischia di scaricare costi elevati sulle imprese e sulle famiglie ticinesi attraverso un aumento del costo dei crediti.

Di parere opposto la minoranza della commissione, guidata dal senatore Peter Hegglin, che ha sollecitato un inasprimento della copertura fino al 90% in capitale di base CET1 per garantire la massima stabilità alla piazza finanziaria elvetica. Critiche verso le obbligazioni AT1 sono giunte anche da Pirmin Bischof, Heidi Z'graggen e dall'ex presidente della Commissione d'inchiesta parlamentare (CPI) su Credit Suisse Isabelle Chassot, i quali hanno evidenziato l'incertezza e i rischi giuridici legati ai titoli convertibili in caso di emergenza.

La corrente favorevole alla posizione del Governo, rappresentata da Eva Herzog e Pierre-Yves Maillard, ha infine ricordato le responsabilità verso i contribuenti e la necessità di prevenire nuovi interventi di soccorso statale. La trattanda tornerà in aula mercoledì per le votazioni e il voto sul complesso, dopo l'atteso intervento della ministra Keller-Sutter.

Fonte: Ticinonline (tio.ch) / Ats (secondaria)