Svizzera · Economia · Pubblicato il 22 settembre
Zurigo è la città al mondo a maggior rischio di bolla immobiliare
Secondo il Global Real Estate Bubble Index 2026 di UBS, la città della Limmat guida la classifica mondiale dei mercati residenziali più a rischio, davanti a Tokyo e Miami.

ZURIGO - Zurigo si attesta come la città a maggior rischio di bolla immobiliare a livello globale. È quanto emerge dal Global Real Estate Bubble Index 2026 di UBS, studio annuale che analizza i mercati residenziali di 23 grandi agglomerati urbani nel mondo. Con un punteggio complessivo di 1,69 punti, la capitale finanziaria elvetica ha scalzato Tokyo (seconda a quota 1,54) e Miami (terza con 1,41), che lo scorso anno guidavano la graduatoria.
Negli ultimi due decenni, Zurigo ha registrato l'incremento dei prezzi delle abitazioni più marcato tra tutti i centri esaminati. La crescita è stata sostenuta da tassi d'interesse a lungo contenuti, tassi di sfitto prossimi allo zero e un'offerta residenziale di proprietà nettamente inferiore alle medie storiche, combinata con una costante attrazione di talenti internazionali nei settori tecnologico e dell'intelligenza artificiale.

Nel contesto svizzero ed europeo, Ginevra si posiziona al sesto posto globale con 1,12 punti di indice. Tra le altre grandi piazze continentali ed internazionali, Milano si attesta al 18° posto, Parigi al 19°, Londra al 20° e New York al 21°. In diverse metropoli nordamericane ed europee come Francoforte e Amsterdam, gli elevati costi di finanziamento hanno contribuito a frenare la domanda e a ridurre i punteggi di rischio.
Secondo gli analisti di UBS, i costi annui per l'acquisto di un alloggio di 60 metri quadrati superano ormai il 40% del reddito lordo di un lavoratore altamente qualificato nella maggior parte delle città studiate. Gli esperti ricordano che i mercati classificati ad alto rischio nel 2021 hanno successivamente subito una flessione media dei prezzi reali di circa il 15%, ma stimano che agli attuali livelli di valutazione gli immobili residenziali dovrebbero comunque offrire protezione dall'inflazione nel medio periodo.